Storia

CENNI STORICI SUL TERRITORIO

Palese non nasce in epoca molto remota. Una fitta cuspidata in zona detta Pezze di
Candela del 1699 reca una scritta in cui si dichiara che il Vescovo di Bitonto
Tommaso Acquaviva D’Aragona concede in enfiteusi le terre del territorio in pezze di
Candela ai coloni fino alla terza generazione mascolina. E’ verosimile che i coloni
gradualmente abbiano creato piccole abitazioni da considerarsi messe in nucleo l’
“embrione” di quello che sarebbe diventato il Villaggio Riunito nella Marina di
Modugno. Già prima infatti la Regina Bona Sforza aveva donato al canonico Don Vito
Pascale di Modugno un vasto territorio su cui oggi insiste grosso modo l’odierna
Palese. La stessa dimora “palesina” dei Pascale potrebbe aver dato al nascituro
borgo un nome. Infatti essa venne edificata in uno dei punti più alti della zona
(l’attuale piazza Capitaneo) e come ogni masseria fortificata pare fosse munita di
una torre visibile da una notevole distanza, posizione che avrebbe poi generato la
denominazione di torre “palese”. Un’altra tradizione lega la nascita del nome Palese
alla presenza nel territorio di un oste proveniente da Palo, appunto un palese. Di
certo si sa che nel 1811 Palese viene ufficialmente riconosciuta come Villaggio
Riunito nella Marina di Modugno. Essa nel tempo ha rappresentato lo sbocco al
mare del grande centro dell’entroterra.

LA NASCITA DELLA DEVOZIONE ALL’ARCANGELO MICHELE
Nel 17 in Capitanata scoppiò una pestilenza che fece cadere in poco tempo
l’agricoltura del vasto territorio mietendo molte vite umane. Al Vescovo di Siponto
Alfonso Puccinelli apparve l’Arcangelo dichiarando: Io sono l’Arcangelo Michele.
Prendete dei sassi e incidetevi la lettera M . Poi spargeteli nei campi. Pregate, fate
digiuno e la pestilenza cesserà. Così avvenne e da allora l’Arcangelo viene invocato
protettore dei campi contro le carestie e le pestilenze considerate come insidie del
demonio. Palese è nato come borgo agricolo e già nel 1807 l’Arcivescovo di Bari
Baldassarre Mormile in visita nel “luogo chiamato comunemente Palese” esortò
l’Arciprete di Modugno Mercurio Longo a provvedere alla cura delle anime presenti
nel villaggio. Negli anni successivi la popolazione di Palese avrebbe celebrato il culto
divino presso la Cappella della famiglia De Rossi, molto probabilmente quella
annessa a Palazzo Capitaneo. Nell’anno 1824 il giorno dieci del mese di luglio …Sua
Eccellenza Reverendissima mons. Arcivescovo si recò in Palese e si occupò di
“prender conto dello stato della cura di que’ poveri campagnuoli”. Separò “gli
abitanti di esso Villaggio Palese dalla parrocchia di Modugno; tanto più che vi si è
trovato una piccola ma decente Cappella sotto il titolo di San Michele Arcangelo,
nella quale si può provvisoriamente uffiziare”.
Nel 1846 venne edificata una chiesa progettata dall’architetto Luigi Revest della
Accademia delle belle arti di Napoli e dedicata all’Arcangelo Michele. Un atto del
1863 rinvenuto nell’archivio della parrocchia San Michele Arcangelo riporta la

donazione da parte della Confraternita di San Michele di una “nuova immagine
dell’Arcangelo Michele, Patrono e Titolare della borgata di Palese per le feste e
processioni solite farsi”. Non si è ancora in possesso dell’atto (forse conservato
presso l’archivio modugnese) di un atto di proclamazione di San Michele come
Patrono di Palese. Tuttavia l’atto del 1863 conferma come in quegli anni la festa in
onore del Santo Patrono di Palese fosse già una consuetudine. La chiesa del 1846
venne (non senza polemiche) abbattuta in favore di una nuova chiesa (l’attuale) che
sebbene di matrice moderna non ha scalfito il legame del territorio con il Patrono. In
essa vi è intronizzata in un altare sulla destra dell’aula liturgica la splendida
immagine (sicuramente quella donata nel 1863) dell’Arcangelo Michele con una
trionfale postura che richiama l’immagine marmorea realizzata dal Sansovino per la
Celeste Basilica di Monte Sant’Angelo. La parrocchia di San Michele Arcangelo
rappresenta nel territorio il punto nevralgico della conservazione delle tradizioni e
pulsa come vivace realtà ricca di giovani e ragazzi grazie ad una esemplare attività
pastorale conosciuta nel corso dei tempi a livello diocesano.